Nei progetti di Giulio Masciocchi l’ornamento esuberante diventa espressione di una contemporaneità che, non senza un tocco di ironia, si contrappone a banalità e omologazione.

Come ti sei formato?
La “vocazione” l’ho incontrata al glorioso Setificio di Como. Poi qualche anno a Londra in uno studio di textile design, e quindi, avvertendo la necessità di ampliare visione ed esperienze, il diploma con lode in product design all’Istituto Marangoni di Milano.

Parlaci dei tuoi primi lavori.
Una linea di occhiali da sole ultraleggeri per Glassing che ribaltavano la moda: specchiante non la lente, ma il supporto. E decori di tessuti e piatti per Versace, per cui ho ideato anche la seduta Pop Medusa presentata al Fuorisalone 2019.

Iconica. Il passato successivo è stato…
Nel 2016 ho fondato l’atelier G.Disegni, un po’ sul modello di una bottega di arti applicate: ho sentito la necessità di dare più struttura al mio operare, senza perdere però la mia vis estrosa. Puntiamo al lusso progettando soprattutto decori tessili a mano o in digitale che si sottraggono al già visto e all’omologato.

Oggi sei anche creative director del brand messicano Polrey Botique…
Un brand di nicchia che vuole rinnovarsi e lascia spazio alla creatività. Progettarne le collezioni di arredi impiegando tessuti con i nostri disegni è un’esperienza formidabile. Mi ha aiutato a mettere a fuoco che l’ornamento non è nostalgia passatista. Perché il senso della decorazione è nel dna dell’uomo; è sempre attuale. Per me lavorare sulle superfici è lavorare sulla profondità.

Una tua definizione per “design”?
Una volta ho detto: design è vivere. Sistemare le camicie nell’armadio, comprare una macchina, raccogliere un fiore, cambiare lavoro. La vita è scelta, il design è scelta. Vale ancora.